Per tanto tempo  mi sono vergognata del mio passato.

Per troppo tempo le etichette hanno avuto la meglio sui miei pensieri.

Ero molto giovane, inesperta, spaventata.

L’unica risorsa che mi sentivo di avere era la mia laurea in psicologia.

Eppure quel giorno qualcosa accadde.

Quel giorno anche io provai per la prima volta cosa volesse dire quella parola tanto studiata.

Quel giorno il mio punto di vista cambiò totalmente.

Quel giorno iniziai a guardare il mondo da un punto di vista nuovo.

Ero una paziente.

Difficile accettare quella posizione allora, oggi invece ritengo che sia stato il periodo più formativo della mia vita.

Per tanti anni ho quasi nascosto quel momento particolare, me ne vergognavo. Mi ero rotta nel punto più temuto dagli esseri umani: la mente.

Solo con il tempo ho capito che quella vergogna non era mia, ma delle credenze che mi portavo dietro. Erano dei fardelli. Fardelli talmente pesanti che ad un certo punto ho deciso di allontanarmi da tutto ciò che sentivo pesante. Ho fatto le valigie e sono partita.

Non sono partita a cuor leggero come avrebbe dovuto fare una ragazza di solo 24 anni, avevo preso quel volo con un grosso fardello sullo stomaco che nessuno capiva.

Avevo fatto tutto il possibile per riprendere in mano la mia vita, ma dove mi trovavo allora non sarebbe potuto accadere.

Ci volle molto coraggio a mollare tutto ciò che avevo per prendere quell’aereo, ricordo che piansi per quasi tutta la durata del viaggio.

Non procedo oltre con la mia storia.

Quello che voglio trasmettervi è che anche se provate ansia non vuol dire che siete sbagliati. Non dovete vergognarvene a parlarne.

Si hanno ancora molti tabù della “malattia mentale”, chissà perché ciò che non si vede si teme.

Si ha ancora paura di chiedere aiuto.

Si ha ancora paura provare un certo tipo di emozioni.

L’ansia è un’emozione come tante altre e non sempre è riconducibile a un disturbo. L’ansia può essere un vero e proprio stile emotivo che si apprende. Ci si abitua a rispondere agli aventi attraverso questa emozione.

Penso che ci sia in giro molta ignoranza emotiva sia nel riconoscere che nel conoscere le emozioni.

Se io allora avessi avuto una consapevolezza corretta emozionale probabilmente non avrei toccato il fondo come ho fatto.

Invece siamo spesso circondati da quelle che sono definite da Paul Ekman le display rules, le regole di manifestazione emotiva. Ci viene cioè insegnato come e quando manifestare le nostre emozioni piuttosto che conoscerle e viverle.

Allora molto spesso ci si accontenta delle etichette che in fin dei conti aiutano a stare più tranquilli.

Dottoressa sto molto male, non so se può capirmi.

Si, posso capire, come e quanto si sta male lì in quell turbinio di emozioni che sembrano schiacciarti.

Si, capisco cosa vuol dire sentire la stretta allo stomaco.

Si, capisco cosa vuol dire urlare e non essere sentiti.

Si, capisco.

Sono una psicologa, specializzanda in psicoterapia, tanti anni fa ho toccato con mano questa emozione.

Ricorda non sei sbagliato, devi solo imparare a conoscere ciò che sta accadendo dentro di te.

Vi capita mai di sentirvi soli?

Magari avete una vita piena, avete tanta gente vicina ma nel vostro cuore c’è questa tremenda sensazione di solitudine.

A volte mi capita di svegliarmi di salutare mio marito ma in cuore mio vorrei dirgli “non lasciarmi, rimani con me oggi”.

Preparo me e mio figlio, arriviamo all’asilo e non vorrei lasciarlo lì.

Non sono mai stata forte negli addii.

Nella mia testa c’era sempre quella vocina che mi sussurava “non lasciarmi”.

La paura dell’abbandono, la paura del rimanere da soli, la paura di non essere accuditi, genera nell’essere umano una triade di emozioni che potremmo definire distruttive: ansia, frustrazione e rabbia.

In psicologia si parla di stile di attaccamento, un fattore che influenza la modalità con cui affronteremo le relazioni interpersonali da adulti.

Nella vita di tutti i giorni ci relazioniamo in continuazione. Ogni volta che abbiamo a che fare con le altre persone il nostro sistema emotivo si attiva.

Questa attivazione avviene seguendo un pattern di comportamento che abbiamo imparato crescendo. É influenzato dalle nostre aspettative e dai nostri bisogni di cui spesso non siamo consapevoli.

A volte non capiamo perché abbiamo delle reazioni forti a determinate situazioni, sentendoci così sbagliati.

Consapevolizzare ciò che realmente si sente in quell momento in cui la ferita si apre è un passo molto importante per capire come riuscire a gestire diversamente quelle situazioni in cui ci si senti soli, abbandonati e non accuditi.

Vi faccio un esempio concreto.

Pensate a tutte quelle volte in cui avete discusso con il vostro partner.

Magari avete detto frasi come “non sono importante per te” oppure “io vengo sempre dopo a tutto”, o ancora “non sei mai presente”.

Con queste frasi stiamo dicendo al nostro partner: “non lasciarmi”.

Questo non lasciarmi porta con sè tante emozioni e tanti pensieri: ho bisogno di te, vorrei che mi abbracciassi, ho paura stai con me.

Ecco che allora diventa importante in quei momenti in cui sentiamo quella “tremenda sensazione” nel cuore, fermarsi e domandarsi “cosa mi sta dicendo questa emozione realmente?”

In questo modo possiamo evitare di entrare nella triade esplosiva e possiamo esprimere a chi ci sta accanto il reale bisogno che abbiamo.

É brutto dirlo, ma purtroppo le altre persone non leggono nel nostro cuore e se non ci si abitua ad esprimere le emozioni che si hanno è difficile che possano aiutarci.

Certo, questo non vuol dire che tutti siano disposti a farlo però, penso che ne valga sempre la pena provare anziché pensare erroneamente di essere incompresi.

Quando si entra in questi loop di pensieri si tende a sviluppare un atteggiamento piuttosto egoista. In quell momento vorremmo tutti fossero pronti a capire ciò che succede nel nostro cuore e nella nostre mente.

Ma non funziona così.

Sapete perché?

Perché ognuno vive la sua realtà fatta delle proprie emozioni.

Non si può pretendere che ciò si sta vivendo in un determinate momento sia considerato importante dagli altri.

La prima persona che dovrebbe dare importanza a ciò che senti sei tu.

Questo vuol dire responsabilizzazione emotiva. Essere responsabili verso ciò che si prova. Solo così potremmo darci l’opportunità di essere compresi e aiutati.

Non avere paura a dire quel “non lasciarmi, stammi vicino, ho bisogno di te”, non sei dipendente affettivamente sei solo umano.

Ci sono quei momenti in cui non si riesce ad esprimere tutto quello che si ha dentro.

Sentiamo urlare ma solo nella nostra testa.

Vorremmo mettere in ordine questi pensieri ma non ci si riesce, vanno troppo velocemente e parlano tutti insieme.

La voce vorrebbe dire qualche cosa ma rimane soffocata.

Poi arriva il momento in cui ci si chiude, perchè si ha l’idea che gli altri possano sentire ciò che sta accadendo dentro di noi.

Ci si sente sbagliati o rotti. Qualcosa forse non va in me, pensiamo.

A volte mi piacerebbe che gli altri potessero sentire il rumore che ho dentro.

Quando mi chiedono cosa c’è che non va, o perché non parlo io rispondo: se non parlo per favore ascoltami.

Quel silenzio racchiude tante cose, tante emozioni.

La paura di mostrare ciò che abbiamo dentro è molto diffusa.

Fin da bambini ci insegnano a sopportare, a camuffare.

Ci insegnano ciò che è giusto mostrare e ciò che è meglio celare.

Le emozioni purtroppo fanno parte di quelle “cose” da celare il più delle volte. Addirittura anche le emozioni che noi definiamo positive come gioia e felicità hanno delle regole di manisfestazione sociale (Display Rules).

Si, ci viene detto come manifestare la nostra felicità.

Ecco che poi crescendo rimangono tanti pensieri nella nostra testa, e finché non vengono ascoltati rimangono lì e urlano ogni giorno di più.

Se non parlo per favore ascoltami.

Chiedimi, non lasciarmi solo perché pensi che io stia bene in questo silenzio.

Non riesco a parlare perché a volte non so da dove cominciare. Ho semplicemente paura di mostrare quella parte di me che mi hanno insegnato a nascondere.

Io non sono debole perché mi emoziono. Mi sento debole perché non riesco dare voce a tutto ciò che ho dentro.

E se mi prendono per matto?

Mi piacerebbe che qualcuno mi facesse compagnia quando sto con le mie emozioni, ma non lo chiedo mai. Alla fine loro urlano e io rimango lì in attesa senza ascoltarle.

Avrei solo bisogno che qualcuno le ascoltasse con me.

Vorrei poter credere che le emozioni non fanno paura, non sono giuste o sbagliate ma semplicemente sono.

Vorrei poter sentire che anche tu mi stai accanto e che almeno tu sei in grado di ascoltarmi anche se non parlo.

Non avere timore se le mie parole fanno fatica ad uscire, ascolta il mio cuore, rimani accanto a me.

Questo penso sia il dono più grande che possiamo fare a noi stessi nel chiedere aiuto in questi momenti e a chi è accanto a noi e sentiamo aver bisogno di aiuto.

Non lasciamoci intimorire da questi silenzi, mettiamoci in ascolto perché è nel sielnzio che sentiamo i rumori del cuore.

Buona riflessione

Capita spesso di sentirmi dire: tu sei fortunata, anche nelle giornate no riesci sempre a saltarci fuori, tanto hai tutti gli strumenti!

Beh oggi vi svelo un segreto da psicologa: non è assolutamente vero.

Non so perché ma a volte si ha questa visione di noi psicologi come se fossimo dei super eroi con la bacchetta magica funzionante sia per i nostri clienti che per noi stessi.

Eh.. purtroppo non ho la bacchetta magica e soprattutto anche io ho quelle giornate in cui vado in confusione.

Ammetto che in quei momenti vorrei una piccola Caterina accanto a me che mi suggerisse cosa fare esattamente, ma poi penso: “se ci fosse chissà se l’ascolterei”.

Proprio questa mattina, dopo aver deciso di trascorrere una mezza giornata con me stessa in riflessione, ecco che rimango a piedi con la macchina.

Soluzione uno: è solo la batteria, hai i cavi in auto sei in un parcheggio. Proprio vicino a te ha appena parcheggiato un furgone. “Mi aiuta per favore a riaccendere l’auto? Ho i cavi.” Risponde a gesti perché non capisce bene l’italiano, ok, prima tentative andato.

Soluzione due: chiamo alcune persone. Lo so che si va in tilt facilmente quando ci chiamano mentre siamo a lavoro. Risposta: “come faccio? Non posso”.

Soluzione tre: prendo un taxi e comunque provo a fare ciò che avevo in testa, qualcuno verrà a recuperarmi prima o poi.

Sono quei momenti in cui realizzi che puoi avere tutti gli strumenti che vuoi ma quando ti senti sola, dai diciamoci la verità, un po’ di arrabbiatura può essere percepita.

Nonostante tutto la giornata va avanti, rispondi alle chiamate e come se niente fosse sei presente per i tuoi clienti sempre con quel pizzico di ottimismo e determinazione che veramente ti può cambiare la giornata, ma chissà perché quando tocca a te a volte ti dimentichi che sono risorse che hai.

Alla fine penso a quanto sono fortunata a fare il mio lavoro. Ogni giorno le persone che lsi affidano a me mi ricordano quante belle risorse ho a disposizione. La differenza la fa sempre la modalità con cui affronti ciò che ti accade non ciò che ti accade.

Quando accadono queste giornate mi rendo conto di quanto la mia vita sia esattamente come quella degli altri. Si, dico questo, perché a volte me ne dimentico.

Dimentico di poter sentirmi arrabbiata anche io.

Dimentico di poter non sapere cosa fare davanti ad un imprevisto.

Dimentico che posso piangere.

Dimentico che posso semplicemente essere me stessa.

Allora cosa farebbe la vera me in una giornata come oggi?

La vera me chiamerebbe un taxi, inizierebbe a scherzare con il taxista su quanto è accaduto e continuerebbe la sua giornata prendendo ciò che viene.

Continuerebbe a rispondere al telefono come se niente fosse.

E probabilmente a fine giornata scoppierei in un pianto liberatorio.

Così è stato, così ho fatto, ma non perchè sono un Coach e ho la bacchetta magica, ho semplicemente deciso di essere responsabile del mio stato d’animo e di trasformare una giornata apparentemente NO in ON.

Buona riflessione

Quando diciamo cose tipo “le persone non cambiano”, facciamo impazzire gli scienziati. Perché il cambiamento è letteralmente l’unica costante di tutta la scienza. L’energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono. È il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui ci ostiniamo a credere nonostante tutte le indicazioni scientifiche , che nella vita tutto sia sempre. Il cambiamento è costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi. Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita, come se in ogni momentopotessimo nascere ancora una volta (Meredith Grey) .

La motivazione così come la si intende sappiate che non esiste.

A volte si chiede aiuto per cambiare ma non si crede fino in fondo nel cambiamento. Non si crede di potercela fare e di poter acquisire nuove abitudini.

Nessuno può convincervi a cambiare se non lo volete.

Nessuno lavorerà per il vostro cambiamento.

Non esiste persona che possa motivarvi di più o motivarvi di meno, esiste invece atteggiamento che voi scegliete di avere nei confronti della vostra vita e di ciò che accade.

É proprio vero che spesso ci si ostina a rimanere aggrappati a delle abitudini comportamentali ed emotive invece di sforzarsi di capire che il per sempre è molto relativo.

Ci ostiniamo a credere di non poter cambiare solo perchè pensiamo di non meritare altro o perchè crediamo troppo nel destino.

Si è convinti di non poter fare niente e che tutto debba rimanere così.

Capita anche che quando qualcuno ci fa notare che forse sono pensieri irrazionali ci si irrita anche, come se non ci si sentisse capiti fino in fondo.

Ogni giorno vedo e ascolto questi comportamenti e li capisco, ci sono passata anche io.

Per qualcuno è questione solo di tempo, altri invece si condannano a rimanere in questo girone di pensieri a vita.

Non sono capace, non me lo merito, la mia vita fa schifo, sono sbagliato, tutto è contro di me..

Fate un esame di coscienza, pensate veramente che la vostra vita faccia schifo e che voi non possiate fare veramente niente?

Proprio questo è il problema più grande: il fare.

Quando si è incastrati nei propri pensieri l’unica via d’uscita è agire, fare.

Ci sono tante strategie molto semplici che possono essere applicate per iniziare a gestire al meglio i tuoi pensieri e i tuoi stati d’animo.

Certo a volte forse è più semplice continuare a lamentarsi piuttosto che decider di fare il primo passo.

Mi rendo conto di essere a volte un po’ dura quando si parla di motivazione e di cambiamento, ma so anche quanto efficace possa essere un atteggiamento basato sull’azione.

Il cambiamento è letteralmente l’unica costante della scienza, noi non siamo fatti per rimanere fermi, ma siamo fatti per evolvere, crescere imparare.

Il cambiamento deve partire da dentro e così la tua motivazione.

Le persone intorno possono solo aiutarti a indirizzare lo sguardo verso altre prospettive ma non possono dirti dove devi andare, come e perché.

La magia della vita consiste proprio nell’avere la convinzione di poter creare ciò che desideri.

Se non sai cosa desideri realmente vuol dire che non ti sei ancora guardato dentro. Fermati qualche istante, allenati a stare con te stesso, allenati ad ascoltarti, smettila di piangerti addossi o di rimuginare o di lamentarti.

Lascia spazio alla voce del cuore e concediti l’opportunità di ascoltarla senza giudicarti.

E ricordati che nell’impossibile c’è sempre il possibile.

Buona riflessione

Ci sono quelle giornate in cui si sente quella strana sensazione che definiamo molto spesso vuoto.

Ci si sente stanchi, un po’ confusi e si ha quasi l’impressione che ci manchi qualcosa ma non capiamo cosa.

Allora magari ci mettiamo in una sorta di pausa in attesa di capire cosa sta accadendo.

Questo vuoto il più delle volte ci fa paura, quasi come se non fossimo più capaci di provare emozioni. Allora magari pensiamo di essere sbagliati, di essere rotti.

Molto spesso ci è stato spiegato che provare questo vuoto non è un bel segnale, ma non è sempre così.

Forse è arrivato il momento di cambiare la modalità di stare con te stesso.

Forse quel vuoto indica che sei stanco di avere un’idea di te che non è la natura di ciò che sei. Forse ti sei stancato di sentire dire da te stesso ciò che devi essere.

Eppure come dice Raffaele Morelli, noi stiamo bene quando siamo vuoti non quando siamo pieni di pensieri.

Nel momenti in cui percepisci questa sensazione vuol dire che stai creando spazio dove poter mettere ciò che è realmente importante per te.

Respira, non scappare, aspetta l’emozione, l’intuizione.

Prenditi il tempo di ascoltare ciò che hai realmente dentro senza costruzioni, ma semplicemente seguendo il flusso di questo vuoto che è tutt’altro che silenzioso.

Non aver paura, siediti e attendi.

La tua anima sa perfettamente come guidarti quando ti lasci guidare.

Apri il tuo cuore ed ecco che noterai cose che prima non avevi visto, troverai persone accanto a te che prima non avevi considerato, capirai situazioni che prima non avevi accettato.

Come per magia ti saranno anche più chiari i passi che vorrai fare.

Mi piace molto la metafora dell’anima usata spesso da Morelli per parlare di emozioni.

Immaginate la vostra anima chiusa in una gabbia soffocata da tutti quei pensieri a cui nemmeno voi riuscite a dare un senso. Ogni pensiero ha la pretesa di essere ascoltato. Ogni pensiero sembra essere importante.

Finché un giorno anche la vostra anima si stanca e in qualche modo si ribella.

Ad un certo punto tutto ciò che fino a quel momento avete ritenuto importante non lo è più. Avete l’idea di perdere interesse per ciò che fino a poco tempo fa consideravate tutta la vostra vita. Ed ecco che inizia la confusione e poi… vuoto.

Respira, è tuto ok.

La tua anima non ha più intenzione di rimanere in ascolto di ciò che vi siete imposti fino a quel momento.

La sua ribellione non è per dirvi che dovete cambiare tutto della vostra vita, la sua ribellione è per dirvi di dare spazio alle cose veramente importanti per te.

La vita non è bianca o nera, ma è piena di sfumature. La nostra anima anche. Lasciare il giusto spazio alle emozioni vuol dire proprio darci la possibilità di esprimere ciò che siamo in tutte le sue forme.

Ci sono persone che nei momenti di crisi pensano di risolvere tutto sradicando completamente la loro natura. Nemmeno questa probabilmente è la strategia più utile.

Basterebbe fare solo un po’ di pulizia e mettersi in ascolto.

La vita è in continua evoluzione, quello che sei stato è sempre risorsa, quello che sei è il tuo presente e quello che sarai è la tua anima.

Concludo con una meravigliosa frase di Morelli:

Smetti di essere quello che credi, solo così potrai entrare nella casa dell’anima.

 

Ci sono momenti della vita in cui fare pulizia diventa necessario.

A volte non ce ne rendiamo conto e continuiamo imperterriti a tenere aperte delle porte assolutamente inutili che sono un gran spreco di energie.

Persone che riappaiono solo quando sono interessate.

Persone che sono sempre impegnate ma dicono di volerti bene.

Persone verso le quali continui a nutrire tante aspettative nonostante i lunghi silenzi.

Imparare ad allontanare questo tipo di persone, equivale a volersi bene, a prendersi cura di sé e delle relazioni che fanno bene al cuore.

A volte il voler bene a qualcuno non basta affinché una relazione, di qualsiasi tipologia funzioni, a volte bisogna veramente avere il coraggio e la consapevolezza che è più utile allontanare determinate persone dalla nostra vita.

Allora perché non lo facciamo?

Forse perché viviamo in una società dove è più semplice evitare ed apparire che dare spazio alle reali emozioni e alla consapevolezza di ciò che ci fa realmente bene.

Si vive in una falsa idea di gentilezza dimenticandosi che la prima persona verso la quale è importante essere gentili siamo noi stessi.

Allora si sopporta, si sorride e quando è ora ecco che nonostante tutto ci siamo.

Ho sempre avuto un carattere molto spinoso in ambito interpersonale.

Ammetto di avere delle “regole” molto ferree a tale riguardo e a volte mi viene fatto notare che quando chiudo la porta difficilmente la riapro.

Non ho tempo da perdere con persone che non hanno voglia di investire emotivamente. Le relazioni interpersonali affinché funzionino necessitano di investimento emotivo da entrambe le parti se questo viene a mancare anche solo da una parte non vale più la pena investire in una relazione del genere.

L’obiezione che spesso mi viene fatta è che non si possono paragonare relazioni amicali, di coppia e lavorative. In realtà il meccanismo di base è sempre uguale.

Anche in un contesto lavorativo le relazioni sono fatte di emozioni. Se queste non sono curate non si possono raggiungere gli obiettivi comuni.

Quindi inutile raccontarsela, tutte le relazioni, di qualsiasi natura esse siano hanno bisogno del nostro aspetto emotivo affinché vadano avanti e ne valga la pena, sennò è veramente tempo perso. Non ti ostinare a tenere quella porta aperta anche quando si sta chiudendo da sola, guarda avanti e pensa sempre che meriti di meglio.

 

Quindi cosa fare nella pratica per fare pulizia?

  1. Per prima cosa rispondi con sincerità alla seguente domanda: cosa è realmente importante per te nelle relazioni interpersonali?
  2. Inizia con lo stilare una lista delle persone che pensi facciano parte della tua vita in questo momento.
  3. Di fianco ad ogni nome indica le emozioni e sensazioni che ti suscitano.
  4. Rileggi la lista con le sensazioni e soffermati su quei nominativi che non hai abbinato a sensazioni piacevoli e rispondi alle seguenti domande: cosa accade se mi allontano? Cosa non accade se non mi allontano?
  5. È il momento di fare pulizia: scegli chi veramente vuoi faccia parte della tua vita.

Di sicuro la domanda che viene subito in mente è: come faccio a liberarmene?

Quello che vi posso dire è che la sincerità ripaga sempre. Se avete la possibilità di farlo fatelo con una semplice chiacchierata a cuore aperto.

Se non ne avete la possibilità, imparate a lasciare andare ciò che è destinato ad andare.

Buona riflessione

“Non ho l’età per amarti” cantava Gigliola Cinquetti…

Io ho 39 anni il mio compagno 56.

Ben 18 anni di differenza.

Ci siamo conosciuti 8 anni fa. Una sera qualunque ballando sulle note di quel tango che ci ha fatto innamorare. Era il 15 Maggio del 2010 e da quella sera non ci siamo più lasciati.

Certo che di avventure ne abbiamo passate io e te.

La più sfidante di tutte?

“Lui è troppo vecchio per te, Lei è troppo giovane per te”.

Ricordo perfettamente gli sguardi di chi ci guardava con fare sospettoso, avrei pagato per sapere cosa stavano pensando in quel momento.

“Ma siete matti a fare un figlio voi due? Tu sei già nonno”.

Altra grande sfida.

Eppure a distanza di 9 anni siamo sempre qui, tutti i giorni a supportarci come il primo giorno.

Qualche ruga in più e qualche anno in più ma con la maturità di chi sa cosa vogliano dire 18 anni di differenza.

Ma allora questo amore è vero che non ha età?

Pensare che l’amore abbia un’età vuol dire porre dei limiti alla sua espressione, significa dettare delle condizioni.

Eppure si dice che al cuore non si comanda.

Ci sono ancora molti pregiudizi rispetto la differenza di età in una coppia.

Si pensa che prima o poi la grande differenza di età verrà a galla, e saranno problemi, soprattutto per chi è più giovane.

In questi 8 anni ho imparato tante cose in merito, ecco le più divertenti.

 

LA GENTE PENSA CHE…

Si, in effetti era una delle domande che mi facevo spesso il primo periodo.

Penseranno che lui sia ricco e io una giovincella in cerca di fortuna.

Allo scambio di un bacio avevo l’impressione di sentire le voci delle persone che ci stavano guardando.

Ad essere sincera mi divertiva osservare quelle facce, per poi fare qualche battuta che finiva immancabilmente in qualche sguardo di imbarazzo per essere stato beccato a sbirciare.

Con il tempo ho imparato a fregarmene e sinceramente ad un certo punto non facevo nemmeno più caso a queste cose.

Molto spesso quello che accade è che ci si lascia influenzare da quello che dicono gli altri. All’inizio è più facile credere che insieme si possa risolvere tutto, ma poi con l’andare avanti del tempo a volte ci si stanca di sentire certe cose e a volte ci si crede.

Basta però molto poco per tornare sulla strada giusta: ascolta il tuo cuore, non mente mai. Io continuo a baciare il mio compagno in pubblico e continuo a divertirmi nel sbirciare le facce…

 

QUANDO SARÁ VECCHIO CHI SE NE OCCUPERÁ?

Questo è un altro grande dilemma che in realtà affligge gli altri…

Cosa vuol dire chi se ne occuperà?

Ho incontrato altre coppie con un’importante differenza di età che sono scoppiate per un motivo del genere.

Ragioniamo insieme. Se ci si mette con una persona più grande, è normale che prima o poi la differenza di età diventi importante e che chi è più giovane si dovrà occupare del più anziano. Se questa cosa vi destabilizza di sicuro non siete fatti per una storia del genere.

Per quanto mi riguarda so perfettamente che accadrà, e so che forse non sarà facile, ma so anche che il mio amore mi guiderà sempre, e sinceramente pensando al futuro non ho paura.

E SE  FINISCE L’ATTRAZIONE FISICA?

Questa è una bomba.

“Come farai a fare l’amore con lui?”

L’amore vero e maturo non si basa solo sull’attrazione fisica. In tutte le coppie questo accade e può accadere. Anzi accade maggiormente nelle coppie giovani in cerca sempre di nuovi stimoli. L’amore è un sentimento che va oltre l’attrazione fisica dopo un certo momento.

Quando guardo negli occhi il mio compagno vedo tante cose che vanno oltre la fisicità. Vedo un compagno di vita, vedo quella persona che starà al mio fianco per tutti i giorni che ci saranno concessi.

MEGLIO NON AVERE FIGLI

E chi lo dice?

Questa è stata una delle prime cose che mi hanno detto.

Nostro figlio Richard ha quasi 4 anni già zio di due bimbi e ha un papà con qualche anno in più, che è già nonno. E lo so che abbiamo scardinato un po’ il sistema classico di famiglia, ma vi basterebbe respirare un po’ di atmosfera che c’è a casa nostra e cambiereste idea.

 

L’amore ha età solo se noi poniamo questi vincoli mentali.

Avere una grande differenza di età non è sinonimo di rottura, tutte le storie possono avere un inizio e una fine, il porsi dei limiti equivale a non vivere l’amore nelle sue espressioni più alte.

RISULTATO?

Il 29 Dicembre ci sposiamo! Io 39 anni lui 56, un figlio di 4 anni e tante persone che ci vogliono bene e tifano per noi!!!!

 

Buona riflessione

 

 

 

 

 

 

Non posso farmi vedere dalla gente in questo modo.

Se spiego come mi sento divento pesante e le persone si allontanano.

Per essere parte di un gruppo devo essere sempre al top.

In fin dei conti mi sento più forte a fare così.

Alle persone non interessa ciò che provo.

Non sono mai riuscita a capire questo meccanismo, nemmeno su di me.

Mi hanno sempre spiegato che tra i bisogni fondamentali degli esseri umani c’è quello di appartenenza che include anche amicizia e affetto familiare (Teoria dei bisogni di Maslow).

La mia domanda, e forse anche la vostra è, se sentirsi parte di una famiglia o di un gruppo di amici è un nostro bisogno fondamentale, perché si è più portati ad isolarsi quando si hanno preoccupazioni e non ci si sente bene?

Vi capita?

A me personalmente si, e ogni giorno parlo con persone che mi riferiscono la stessa difficoltà.

Cosa porta ad allontanarci dagli altri quando siamo nei nostri momenti no?

Eppure la nostra natura ci direbbe altro.

Ciò che un atteggiamento del genere cela è il bisogno di essere accettati dagli altri.

Spesso si ha l’idea che per piacere agli altri bisogna avere determinate caratteristiche. Se queste vengono a mancare rischiamo il rifiuto sociale.

La paura del rifiuto sociale è una paura a volte inconscia che porta ad agire in maniera paradossale con l’isolamento emotivo.

Ecco che allora il bisogno di apparire diventa più forte apparentemente rispetto al bisogno di essere capiti da amici e familiari.

Nel momento in cui subentra il bisogno di apparire il danno è fatto e la strada più veloce da percorrere diventa il nascondersi in quella maledetta caverna piena di ombre.

Sapete cosa accade in questa caverna a lungo andare?

Si inizia a vivere pensando che quella nostra seconda casa sia la verità.

Si inizia a pensare che si sta veramente bene lì, dove nessuno può capire  chi siamo veramente.

In quella caverna mettiamo rabbia, frustrazione, tristezza, solitudine, delusioni ecc.. creiamo delle ombre. E sapete cosa succede a vivere osservando queste ombre? Che finiamo per credere siano vere.

Dopo un po’ si inizia a credere che alle persone non interessi veramente nulla del nostro mondo emotivo. Si inizia a credere veramente di stare bene comunque. Si inizia a credere che chi esprimere il proprio stato emotivo sia una persona pesante.

Così ci si allontana sempre di più da tutto ciò che può andare a soddisfare il nostro reale bisogno di appartenenza. sembra quasi di tornare a quell’idea molto triste hobbesiana espressa nella teoria del Leviatano: lo stato di natura è uno stato di guerra di tutti contro tutti, continua e costante; Hobbes lo definisce, con una celebre formula latina, bellum omnium contra omnes.

COSA FARE QUINDI

Ritornare alla semplicità delle relazioni umane, è la strategia più auspicabile che si possa applicare.

Abbandonare l’apparenza e imparare a conoscere e ad esprimere le proprie emozioni.

Lasciare andare quel senso di vergogna dettato dalla paura di fare emergere le difficoltà emotive del momento.

Rimango sempre stupita quando realizzo che la maggior parte delle persone vuole a tutti i costi celare ciò che prova realmente per la maggior parte del tempo. Questa repressione emotiva  ci allontana  dalla comprensione di noi stessi. Inoltre con questa modalità non si permette nemmeno alle persone che vorrebbero e potrebbero aiutarci di farlo.

Non sono tutte uguali le persone. Ci sono quelle che non ti tenderanno la mano, ma ce ne sono tante pronte a tenderti la mano anche quando meno te lo aspetti.

Il non esprimere per paura di stare male, non è una strategia utile per vivere serenamente. Forse potrai sopravvivere, ma in funzione delle tue ombre mentali che prima o poi ti renderanno prigioniero.

Ponetevi tredomanda molto semplici.

Di cosa ho realmente bisogno ora?

Di chi ho realmente bisogno ora?

Quale azioni posso fare per ottenere ciò di cui ho realmente bisogno?

Concediti l’opportunità di ricominciare e di essere felice, concediti la possibilità di sentirti e farti sentire in tutta la tua intensità nel bene e nel male.

 

Buon lavoro

 

A volte ci si sente a disagio per ciò che stiamo vivendo in un momento particolare della nostra vita.

Sappiamo perfettamente che ci sono atteggiamenti che sarebbe meglio migliorare, ma non riusciamo a capire come fare quel primo maledetto passo.

Spesso si confonde questa difficoltà con una mancanza di motivazione, e forse in alcuni casi è così, ma spesso ciò che si cela dietro quel semplice passo è la paura di scoprire cosa c’è oltre.

Non sai cosa può accadere andando oltre, non sai come puoi stare andando oltre, non sai chi può esserci andando oltre.

Eppure lì bisogna arrivare.

Nella vita accadono tante cose che non ci aspettiamo, ma il punto non è ciò che accade ma come tu decidi di agire a ciò che ti accade.

Le situazioni non gestibili da te accadranno sempre ma sempre ti sarà data la possibilità di decidere come gestire ciò in cui sei coinvolto.

A volte risulterà essere più facile continuare ad indossare la maschera più bella che si ha, per far finta che nulla è cambiato. Tutto ciò per sentirci forti o per sentirci meno vulnerabili?

Ci sono quei momenti della vita in cui è veramente fondamentale esser sinceri con se stessi per trovare il coraggio di agire.

Cosa vuol dire essere sinceri con se stessi?

Vuol dire darsi la possibilità di sentire realmente ciò che si sta provando, ciò che si sta vivendo.

Le emozioni fanno sempre molta paura perché non si conoscono.

In pochi sanno gli effetti che le emozioni hanno sul proprio corpo, in pochi conoscono il proprio funzionamento nel momento in cui provano determinate emozioni.

In pochi sanno veramente emozionarsi.

Ogni giorno persone mi chiedono strategie per “controllare” le emozioni.

Beh, io ogni giorno rispondo che non ho strategie per “controllare” le emozioni, ma eventualmente strategie per imparare a vivere le emozioni.

Cosa centra tutto questo con il quel maledetto primo passo?

Quel passo che può cambiare la tua vita è ancora fermo perché non ti stai dando l’opportunità di vivere le emozioni, perché hai paura di scoprirle.

Cosa puoi fare quindi?

Condividi

A volte si pensa che condividere il proprio stato emotivo equivalga ad appesantire l’altro. Oppure si pensa che agli altri non importa nulla di come ci sentiamo. Non si condivide per non appesantire.

Bene, sappiate che questi pensieri molto spesso sono solo pregiudizi.

Si è vero, magari ci sarà qualcuno non interessato, ma tra le persone che abbiamo vicino ci sarà sempre qualcuno pronto a tenderci l’orecchio e poi anche la mano.

Condividere non vuol dire “vomitare” addosso il nostro stato emotivo. Già in un articolo precedente avevo trattato questo argomento. Condividere vuol dire si buttare fuori, ma con l’obiettivo di ristrutturare mentalmente una situazione che al momento è pesante da tenere nella nostra mente.

A volte non si ha nemmeno bisogno di una strategia, il solo fatto di buttare fuori ci fa sentire leggeri. E come per magia ecco che anche il problema appare un po’ diverso.

Il bisogno di condivisione è un bisogno fondamentale dell’essere umano, perché ci fa sentire accolti e parte di un gruppo, ci fa sentire non soli.

Con chi e dove condividere?

Un errore molto comune quando si parla di condivisione è quello di avvicinarsi a persone che stanno vivendo la nostra stessa situazione. Il simile attrae sempre. È assolutamente normale! Lì ci si sente capiti e soprattutto non c’è bisogno di spiegare.

Riflettiamo insieme.

Entrare in una realtà mentale simile alla nostra ci fa sentire protetti ma non ci aiuta a fare quel primo passo. Non ci aiuta a valutare che possono esserci soluzioni diverse, scenari diversi da quelli che al momento la nostra mente vede e vuole vedere.

Eppure anche se molto difficile trovare il coraggio, condividere con persone estranee al problema a volte aiuta veramente a vedere sfumature diverse che possono aiutarci ad agire in maniera utile a determinati eventi che stiamo affrontando.

Quindi come faccio a fare quel primo maledetto passo?

Qui, a mio parere, c’è una sola soluzione…

Agisci e non pensare, solo nell’azione puoi liberare il pensiero e le emozioni.

 

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