Tu sei il tuo problema e la tua soluzione.

Dura eh?

Eppure è così.

Ti è mai capitato di rimanere letteralmente piantato su un problema?

Pensi, non dormi la notte, cerchi ma non riesci a saltarci fuori.

“Ti fai troppi problemi” ti suggerisce qualcuno, e tu ti incaz…i ancora di più.

Nessuno mi capisce.

Film già visto?

Allora qual è la tua soluzione migliore?

Una bella maschera evvia che si va avanti.

Ma quella sensazione di disagio, magari di frustrazione continua non ti abbandona.

E qui cosa direbbero i guru della motivazione?

Forza credici, lì fuori è pieno di persone che sta aspettando di aiutarti. Condividi, chiedi aiuto, lasciati andare.

Bullsheet!!!

Là fuori è pieno di persone a cui non interessa nulla di come sta andando la tua vita.

Deluso?

Attenzione non sto dicendo che il mondo è cattivo, ti sto solo dicendo che se parti dal presupposto che qualcuno possa sempre pararti il c…o tu non ti alzerai mai, non andrai mai oltre quel muro.

La maschera che indossi prima o poi cadrà. Il problema a quel punto non sarà quello che possono pensare gli altri, ma diventerà cosa tu puoi arrivare a pensare di te stesso.

Quindi fa bene chiedere aiuto, ma non nasconderti dietro questo bisogno che non fa altro che velare le tue vere risorse, la tua vera natura di guerriero.

Ognuno di noi ha tanto da offrire a se stesso, e se non si consapevolizza questo passaggio non si sarà nemmeno in grado di chiedere aiuto in maniera utile.

La figura di uno psicologo o di un coach non deve essere mai sostitutiva di voi stessi.

Certo, possono accompagnare al cambiamento, ma non possono portare il peso per voi.

Durante i miei allenamenti il mio Coach Meson non si offre mai di portare i carichi al posto mio, né di scavalcare il muro al posto mio.

Rimane accanto me, mi ricorda che ho delle risorse che posso usare e mi sprona ad andare avanti, sempre.

Il costante bisogno di “condivisione” degli stati emotivi. È utile? Non è utile?

Tu pensi veramente di avere bisogno di condivisione? Cosa cerchi effettivamente nel momento in cui condividi?

La mia idea è che molto spesso nelle condivisioni si cerca una soluzione e/o una scarico emotivo.

Risultato?

Chiedetelo alla persona con cui avete condiviso come si sente dopo.

Non sempre le persone che ascoltano hanno le strategie giuste per gestire il nostro flusso emotivo, rischiando così solo di allontanarle.

Attenzione ho scritto “non sempre”, non ho scritto che non dovete farlo o che sia sbagliato, sto solo descrivendo uno scenario che può accadere e che spesso viene confuso con il “non mi hai capito”.

Sicuramente ora ti potresti sentire un po’ confuso.

Chiedo aiuto o non chiedo aiuto?

I miei problemi non interessano a nessuno.

Non è detto che condividere faccia poi così bene.

Si, decisamente confuso.

Beh, dai oggi è la vostra giornata fortunata perché ho una riflessione molto interessante a tale riguardo.

Proprio questa mattina durante uno dei miei allenamenti, qualcosa è andato storto.

Il mio stato d’animo non era dei migliori. Il mio atteggiamento nemmeno e per di più la mia condivisione un fallimento.

Le parole di Coach Meson rimarranno per sempre nel mio cuore un grande insegnamento: perché appesantire ciò che può essere leggero? Delle persone non si deve aver bisogno, ma voglia. 

Ricorda tu sei il problema e tu sei la soluzione.

Grazie Coach Meson.

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