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In amore c’è una linea sottile che intercorre tra il piacere e il dolore infatti si dice comunemente che un rapporto senza dolore è un rapporto che non vale la pena essere vissuto. Per alcuni il dolore implica una crescita. Come si fa a sapere qual’è la linea in cui finisce il dolore della crescita e inizia il dolore della pena? Continuare a percorrere quella linea sottile è da masochisti o da ottimisti? Quando si parla di amore come si fa a sapere quando è che basta? (Carrie, Sex and the City).

 

Ricordo ancora quel momento come se fosse ora.

Ero li in piedi mentre lui mi stava dicendo che tra di noi era finita.  Ad un certo punto ho smesso di sentire le mie gambe. Intorno tutto girava. In quel momento sembrava che tutto intorno a me si fosse fermato.

Potevo vedere tutta la mia vita fino a qual momento come se fosse proiettata al cinema.

La mia vita, il mio matrimonio, il mio innamoramento verso un’altra persona, la fine del mio matrimonio, l’inizio dell’altra storia e la fine.

Si, la fine.

“Non me la sento di dire ai miei che sono causa di una separazione”, queste sono state le uniche parole che ho sentito prima di svenire e trovarmi a casa del mio ex marito.

Pensavo fosse l’amore della mia vita, pensavo di essere stata coraggiosa a porre fine al mio matrimonio dopo soli 9 mesi. Si, pensavo di aver fatto la cosa giusta.

A soli 23 anni mi ritrovavo con un matrimonio appena fallito e la persona che pensavo essere l’amore delle mia vita che mi stava lasciando.

Da li è cominciata la mia discesa agli inferi come direbbe Jung.

Quante volte ci è capitato di innamorarci di una persona, dare tutto per lei e poi rendersi conto che ciò che pensavamo essere il nostro pilastro non sarebbe rimasto al nostro fianco per tutto il resto della nostra vita?

Il punto non è tanto innamorarsi di una persona che ci accorgiamo essere sbagliata per noi. Il punto è capire: quanto siamo disposte a fare per la persona che amiamo? È giusto donarsi completamente? È giusto annullarsi per amore?

Chiaro che ognuno avrà la sua risposta in base all’esperienza vissuta. Per quanto mi riguarda penso che in amore più che mai bisogna imparare ad essere indipendenti prima di donarsi completamente. Prima di camminare in due bisogna imparare a camminare da soli.

Perché dico questo? Molto spesso si ha la convinzione che solo quando l’altro ci accetta e sta con noi, possiamo essere felici. Mettiamo in mano alle altre persone la responsabilità della nostra felicità, senza domandarci cosa serve veramente a noi per essere felice.

Quindi, di conseguenza, quando veniamo lasciati, sembra che tutto il mondo ci crolli addosso. Eppure siamo sempre noi.

Pensiamo di aver bisogno dell’altro per essere completi, ma non è così.

Pensiamo di non farcela se l’altro viene a mancare, ma non è così.

Certo è doloroso, ma se abbiamo imparato a camminare sulle nostre gambe ce la possiamo fare.

Invece quello che accade spesso è che alla fine di una relazione incolpiamo noi stessi perché non è andata bene. Oppure rimaniamo a bocca aperta quando per noi è palese riprovarci e per l’altra persona invece è una storia finita.

Sono sincera, ho passato anni a pensare che fossi io quella sbagliata nelle relazioni. A passare delle ore dal mio Coach perché volevo “correggermi”, volevo mettermi a posto. Il risultato però era sempre lo stesso. Chi se ne doveva andare se ne andava.

Una cosa ho imparato da tutto ciò: non accollerò mai alla persona che lascio la colpa della fine della relazione. Le persone sono fatte di comportamenti, ma quello che hanno dentro molto spesso non corrisponde a ciò che fanno. Il fatto di scegliere di non stare più con quella persona è una scelta che deriva da ciò che è importante per me, dai miei obiettivi, non dai comportamenti dell’altra persona. Dare la responsabilità della fine di una storia ad un’altra persona è come affermare di avere vissuto la vita dell’altra persona senza tenere conto dei propri obiettivi e di ciò che era importante per noi.

Il primo compagno di viaggio che devi avere nelle tua vita sei TU.

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